Profilo biografico
Dopo gli studi a Napoli e la laurea in ingegneria elettrotecnica,
Nobile entrò nel settore aeronautico durante la Prima guerra mondiale,
lavorando allo Stabilimento di Costruzioni Aeronautiche di Roma.
Qui progettò, insieme a Luigi Verduzio, i dirigibili del tipo “N”,
considerati tra i più avanzati dell’epoca per stabilità,
leggerezza e affidabilità.
Tecnico di straordinaria inventiva e figura pubblica complessa,
seppe unire progettazione ingegneristica, comando operativo
e organizzazione scientifica di missioni internazionali
in ambienti estremi.
La spedizione del Norge (1926)
Nel 1926 Nobile partecipò alla storica spedizione polare
organizzata con Roald Amundsen e Lincoln Ellsworth.
Il dirigibile Norge compì la prima trasvolata
documentata del Polo Nord geografico.
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La spedizione dell’Italia (1928)
Due anni dopo Nobile guidò una nuova missione scientifica
nell’Artico con il dirigibile Italia.
La spedizione raggiunse il Polo Nord ma fu segnata
dal celebre incidente della Tenda Rossa.
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Ricerca scientifica
Le spedizioni polari guidate da Nobile coinvolsero
istituti italiani e internazionali e permisero
importanti studi su meteorologia, geofisica,
magnetismo terrestre, oceanografia e propagazione
delle onde elettromagnetiche.
Gli anni all'estero
Dopo la tragedia dell’Italia e le polemiche
che ne seguirono, Nobile lasciò l’Italia e lavorò
in Unione Sovietica e negli Stati Uniti,
continuando a contribuire allo sviluppo
dell’aeronautica.
Nel secondo dopoguerra rientrò in Italia
e fu riabilitato nel 1945.
L’esperienza russa e la riabilitazione del Dopoguerra
Dopo la tragedia dell’aeronave Italia e le accuse che ne seguirono, Umberto Nobile, in rotta con il regime fascista, lasciò l’Italia e iniziò una nuova fase della sua vita all’estero.
Fu l’Unione Sovietica a offrirgli la possibilità di ricominciare: in un Paese in piena trasformazione, desideroso di acquisire competenze tecniche, Nobile trovò un luogo dove mettere nuovamente a frutto il suo talento.
Dal 1932 divenne consulente dell’aviazione civile sovietica, dirigendo progetti importanti e contribuendo alla costruzione di nuovi dirigibili, tra cui il V‑6, protagonista di un celebre record di volo.
Fu un’esperienza intensa, segnata da successi tecnici, ma anche dalle contraddizioni della realtà sovietica dell’epoca.
Concluso il periodo russo, Nobile si trasferì negli Stati Uniti, dove diresse una scuola di aeronautica e riprese a insegnare. Nel secondo Dopoguerra rientrò in Italia: nel 1945 il governo lo riabilitò,
restituendogli pienamente la sua dignità professionale. L’anno successivo fu eletto nell’Assemblea Costituente come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano (PCI), segno della stima ritrovata.
Negli anni seguenti tornò all’università, ricevendo importanti riconoscimenti e dedicando gli ultimi anni alla sistemazione del suo archivio personale.
Umberto Nobile morì a Roma nel 1978, dopo una vita segnata da sfide, cadute e rinascite, lasciando un’eredità scientifica e umana ancora oggi viva e preziosa.