Spedizione polare
Il dirigibile Italia (1928)
La spedizione dell’aeronave Italia fu una grande missione scientifica e una delle vicende più drammatiche dell’esplorazione polare del Novecento.
Una nuova impresa artica
Dopo il successo del Norge, Umberto Nobile progettò una nuova missione, questa volta interamente italiana. Il dirigibile N-4, ribattezzato Italia, fu costruito per affrontare un programma di ricerca scientifica molto ambizioso, con strumenti potenziati e collegamenti radio più affidabili.
Il 23 maggio 1928 l’aeronave partì dalle Svalbard verso il Polo Nord. Nelle prime ore del 24 maggio raggiunse il polo, ma durante il viaggio di ritorno, il 25 maggio, urtò violentemente il pack artico.
La Tenda Rossa
Dopo l’impatto, alcuni membri dell’equipaggio precipitarono sul ghiaccio, mentre il dirigibile alleggerito scomparve tra le nuvole con altri uomini a bordo. I superstiti montarono una tenda d’emergenza, dipinta di rosso per essere più visibile, e vi resistettero per 48 giorni tra gelo, fame e incertezza.
Grazie alla radio Ondina 33, il marconista Giuseppe Biagi riuscì a lanciare l’SOS che avviò una vasta operazione internazionale di soccorso. Il 12 luglio 1928 il rompighiaccio sovietico Krassin raggiunse la Tenda Rossa e salvò gli ultimi superstiti.
Caratteristiche tecniche
Pur mantenendo la stessa struttura del precedente dirigibile N-1 con telaio a traliccio da poppa a prua a formare una sorta di chiglia per l'involucro, gondola di comando solidale con la travatura reticolare del telaio e 3 motori a eliche spingenti, 2 montati a coppia a metà lunghezza e uno verso la coda , l'Italia presentava una capacità di sollevamento superiore. L'N-4 presentava una copertura in stoffa gommata rinforzata rispetto al Norge e il telaio a traliccio presentava un doppio rivestimento per proteggere il metallo dai "proiettili di ghiaccio" che avevano afflitto la precedente aeronave durante il volo artico. L’Italia era dotato di una cupola d'osservazione e una speciale catena di sfere di bronzo del peso di circa 400 kg che poteva essere utilizzata come ancora. Nobile aveva pianificato di poter fermare il dirigibile in posizione sopra il polo e di far scendere due esploratori tramite un verricello.
L’equipaggio
- Umberto Nobile – Capitano della spedizione/ingegnere progettista. Sopravvissuto.
- Finn Malmgren – Meteorologo e fisico svedese. Morto durante il tentativo di raggiungere i soccorsi a piedi.
- Frantisek Behounek – Fisico ceco. Sopravvissuto.
- Aldo Pontremoli – Fisico italiano. Disperso con l’involucro dell’Italia.
- Ugo Lago – Giornalista inviato dal “Il Popolo d’Italia“. Disperso con l’involucro dell’Italia.
- Adalberto Mariano – Navigatore. Sopravvissuto.
- Filippo Zappi – Navigatore. Sopravvissuto.
- Alfredo Viglieri – Navigatore/idrografo. Sopravvissuto.
- Natale Cecioni – Capo tecnico. Sopravvissuto.
- Giuseppe Biagi – Operatore radio. Sopravvissuto.
- Felice Trojani – Timoniere di quota/ingegnere progettista. Sopravvissuto.
- Calisto Ciocca – Motorista. Disperso con l’involucro dell’Italia.
- Attilio Caratti – Motorista. Disperso con l’involucro dell’Italia.
- Vincenzo Pomella – Motorista. Morto nell’impatto.
- Ettore Arduino – Capo motorista. Disperso con l’involucro dell’Italia.
- Renato Alessandrini – Attrezzatore. Disperso con l’involucro dell’Italia.
- Titina (sopravvissuta)
Programma e i risultati scientifici
Per realizzare gli obiettivi scientifici della spedizione, Nobile ottenne la collaborazione di istituti italiani e stranieri, che fornirono la strumentazione necessaria. Il programma di ricerche copriva geografia, geofisica, gravimetria, meteorologia, oceanografia, studio del magnetismo terrestre e della propagazione delle onde elettromagnetiche. Nobile programmò studi sulle diatomee - alghe unicellulari - della baia del Re. La morte di Malmgren e di Pontremoli, la perdita degli strumenti e di parte della documentazione non consentì di valorizzare pienamente i risultati ottenuti. Vennero comunque verificati il principio secondo cui la ionizzazione dell'atmosfera decresce al crescere dell'aria e la sterilità dell'aria nelle regioni polari. La permanenza presso la Tenda Rossa, inoltre, offrì la possibilità di studiare la deriva dei ghiacci.